Quanto fascino ebbe, tra i compositori dell’epoca, la storia di Gustavo III, riscritta da Eugène Scribe se Saverio Mercadante ( Il Reggente ) e Bellini ( purtroppo non riuscì a portare a termine questo progetto ) e Auber (Gustave III, ou Le bal masqué ) musicarono questo oscuro dramma.
Pomerania, Firenze, Boston questa è la trasformazione, anche geografica, dei luoghi che la censura borbonica impose a Giuseppe Verdi poichè l’omicidio di un sovrano per mano di un cortigiano di un fatto realmente accaduto ( 1792 ), non poteva essere rappresentato in teatro ed ecco che infine il librettista e poeta Antonio Somma riuscì a trovare sintesi e corpo di questa complessa e travagliata storia.
Il Massimo partenopeo ci propone un ballo in maschera con le delicate e suggestive scenografie di Pierluigi Samaritani e Massimo Pizzi Gasparon Contarini.
Regia per alcuni tratti crepuscolare e magica che trova il momento più alto nella grande scena del cimitero mentre Amelia ricerca l’erba favolosa indicatole dalla strega Ulrica.
Qui Anna Netrebko ci offre la cifra più interessante della sua arte, che è anche Belcanto,“Ecco l’orrido campo” è un susseguirsi di miracolosi fraseggi, di tenuta sublime dei fiati, di note elevate a cristalli purissimi nell’ara mortale di cadaveri e croci di marmo. La Netrebko ha il raro carisma di “sospendere il tempo” e di farci comprendere fino in fondo il personaggio, interpretando senza funambolismi attoriali l’asciutta tragicità di Amelia.
Lo spettacolo procede senza eccessi con un susseguirsi di quadri e azioni ben calibrate senza mai l’affondo truculento della tragedia, ma sul filo tenue di uno stile raccolto, citando antichi quadri di scuola italiana e fiamminga, accompagnati da una luminescenza accorta e discreta.
Il cast dei cantanti, oltre la Diva Netrebko, completa uno spettacolo di grande vibrazione sonora che ha nel direttore Pinchas Steinberg un compiuto disegno musicale, anche se la sera della prima qualche incertezza si è avuta tra palcoscenico e orchestra, ma nel complesso una prova di gran livello quella dei Professori ed il coro diretti con puntuale rigore da Fabrizio Cassi.
Ludovic Tézier (Renato) stupisce ancora una volta per il meraviglioso approccio che ha del personaggio, sopratutto nei duetti con Amelia, e nella stupenda aria “Eri tu che macchiavi quell’anima”. Voce tornita in ogni singolo settore di ottave, credibile sempre sul tema degli opposti sentimenti affetti/gelosia, imperioso ma mai tracotante. Una grande prova attoriale e di vocalità che colloca Tèzier tra i più grandi baritoni dei nostri giorni, e non solo.
Piero Pretti è un Riccardo in continua ascesa interpretativa durante tutto lo spettacolo. Voce di altissima qualità e tecnica solidissima, controllo minuzioso dei fiati ( mi ricorda Kraus! ), giunge integro e per corollario merita un plauso a parte nel clamoroso e bellissimo finale “Ella è pura; in braccio a morte”
Elizabeth DeShong è una Ulrica di grande e preziosa presenza vocale, potente e sibillina nella angosciosa scena della lettura dei destini, applaudita da tutto il pubblico.
Molto bravi i comprimari a partire dai congiurati Romano Dal Zovo e Adriano Gramigni ( Samuel e Tom ), ottimo Maurizio Bove ( Silvano ) e Massimo Sirigu, delude Cassandre Berthon nella difficile parte di Oscar.
Molto belle le coreografie di Gino Potente, sobrie e mai invasive.
Applausi scroscianti e convinti da parte di un pubblico attento e presente in ogni ordine di posti.
E’ notizia di queste ore che il nuovo Sovrintendente Macciardi ha firmato il contratto che lo lega al San Carlo per un lustro, a lui auguriamo buon lavoro.
Pino De Stasio