Tosca al San Carlo, regia disadorna voci eccellenti.

La scena si apre su citazioni di sculture  di Mimmo Paladino, ricordi di antiche chiese e palazzi romani. Gli elementi di scena sono essenziali come le luci di Cesare Accetta ed i costumi di Massimo Cantini. Una Tosca spoglia, disadorna che contrasta con il trash improvviso nel Te Deum di figure umane espressione di peripatetiche di periferia e papponi ecclesiali.

Strana e oltremodo bislacca la regia  di Edoardo De Angelis, distante dallo stile delle scene e dai volumi luminosi che appaiono durante tutta la narrazione.

Una regia sconnessa che non porta a termine la bella intuizione di posporre Tosca nelle periferie del regno pontificio, relegando tutto a mere citazioni inconcludenti ai fini di una compiuta e nuova esposizione.

Ed ecco che i personaggi non traggono giovamento sul versante interpretativo, tutto troppo sopra le righe, Scarpia, con il frustino che si flette, appare  come una specie di mangia fuoco  e Tosca sua mesta marionetta.

Una storia di amore e passione straordinaria che mette questo capolavoro pucciniano tra i vertici assoluti dei migliori componimenti mai scritti, ma le ricche dinamiche drammaturgiche, qui, vengono esibite con accenti e colori per nulla tragici.

Storia di amore e morte che ha nuovi ed interessanti sviluppi per l’epoca dell’edizione, 1900, su libretto scritto magnificamente da Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal dramma di Victorien Sardou.

Ma veniamo agli interpreti delle due Tosca viste e sentite, Sondra Radvanovsky  e Anna Pirozzi. L’eccellenza vocale della Pirozzi ha qui raggiunto vertici di assoluta bellezza, sia nel rapporto con l’amato Cavaradossi che con Scarpia, con un meraviglioso secondo atto tutto proteso verso un apporto sonoro vermiglio e tragico, senza tralasciare  una vocalità   lirica e “afflante” immersa in un mistico e sospeso momento dell’anima. Un “Vissi d’arte” da antologia che il pubblico  ha infine applaudito con ovazioni richiedendo un bis, giustamente non concesso per l’unicità della tensione creata.

La Radvanovsky ci racconta di una Tosca più tenuta sul piano interpretativo/attoriale . Sondra sembra uscita dall’Actors Studio, cantante che si giova di una bellissima gestualità e di voce aspra, ampia per volume e drammatica, anche quando i momenti lirici dovrebbero avere il sopravvento. Ma nel complesso entrambe le Tosca ci hanno donato momenti di vero e dolente Teatro melodrammatico.

Anche Luca Salsi baritono di grandissima scuola non si risparmia affatto sul piano vocale, sovrasta con un volume impressionante un’orchestra che appare ridondante anche se nella serata con la Pirozzi il direttore Dan Ettinger riesce a trovare più equilibrio tra il sinfonismo pucciniano ed il cantato.

Magnifico il Cavaradossi di Francesco Meli, tenore che da espressione ad ogni nota, modulando sentimenti e colori con un fraseggio esemplare e che commuove il pubblico in sala nella celeberrima aria “E lucevan le stelle”.

Tutti bravi, anzi bravissimi i comprimari, a cominciare da  Lorenzo Mazzucchelli ( Cesare Angellotti ), Pietro Di Bianco ( il Sagrestano), Francesco Domenico Doto  ( Spoletta ), Vsevolod Ishchenko ( Sciarrone ),Ville Lignell ( il carceriere ).

Il Coro del San Carlo è diretto dal Maestro Fabrizio Cassi e risuona cangiante e impetuoso nel primo atto, colpisce il bel colore del  coro di voci bianche diretto da Stefania Rinaldi, complimenti all’assolo del piccolo pastore/angioletto Aldo Gaeta.

Serate applaudite lungamente dal pubblico.

Pino De Stasio

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