Pretty Yende la forza del destino, Xabier Anduaga la giovane promessa, Riccardo Frizza raffinato e coinvolgente direttore. Delude in parte il programma della serata.

Il Gala del belcanto, è questo l’alveare sonoro dentro il quale la serata del 24 luglio ha svolto un programma complesso quanto in parte deludente, per la  scelta di non  inserire nell’era d’oro del primo ottocento, il Patron assoluto del Real Teatro di San Carlo : Gioacchino Rossini.

Si poteva anche andare un pò indietro con il tempo e “promuovere” autori così poco ascoltati a Napoli : Pergolesi, Jommelli, Paisiello, Cimarosa, Manfroce, Mercadante, Pacini, autori  poco eseguiti se si eccettuano i salvifici festival  come Martina Franca o il sempre benedetto ROF.

Irritazione, questo è il sentimento che chi vi scrive ha provato.

Poi tutto si placa, appena la bacchetta di Riccardo Frizza prende il volo e dirige con vigore e raffinatezza assoluta le sinfonie della Luisa Miller e i vari “fraseggi” musicali di Traviata, l’orchestra mostra una lucidità del suono che va dai legni ai fiati, con una ritmica precisissima e avvolgente e  ci  lascia ancora una volta orgogliosi dei tanti Maestri napoletani, e non solo, che la compongono.

Mi auguro che il maestro Frizza consolidi il rapporto artistico con il Massimo partenopeo, la Musica ne trarrà giovamento.

Ma veniamo alle voci, a quella che oggi ritengo  tra le più interessanti nel parnaso vocale mondiale, Pretty Yende.

 

Ascoltare questo soprano in teatro, con il solo spazio acustico ligneo e vellutato, è qualcosa di impressionante. Ho avuto la fortuna di sentire anche gli esatti  respiri, poichè ero posizionato in seconda fila, le inanellanti e brillanti scale ascendenti di Adina, gli impressionanti  salti e colorature di Gilda,  primizia assoluta  di “Caro Nome” eseguita per la prima volta in pubblico, e la Violetta di Traviata. La Yende è musicista prima ancora che cantante, e lo si sente dagli impeccabili attacchi sui tempi, dalle meditate pause, dai trasalimenti nei sovracuti accentati per non perdere il luminoso smalto solare, dalla perfetta dizione italiana e al fraseggio conseguente.

Un portento vocale che oggi ha pochi eguali, e che per la morbidezza di emissione e le spericolate colorature mi ricorda la grande e mai dimenticata Beverly Sills.

Aspetteremo la Yende a Napoli e sono certo che ci riserverà ancora una volta clamorose sorprese.

Veniamo al giovane tenore Xabier Anduaga, questo cantante ventiseienne che mai avevo udito dal vivo sembra voglia seguire una particolare tecnica molto personale. Nell’aria di Tonio infatti sfoggia dei clamorosi Do piazzati, emessi con la saggezza di un anziano maestro di canto, infatti egli li prepara a dovere tenendo presente che la postura fisica ha influenza sul diaframma, che spinge il fiato ed il suono su per le corde vocali e la bocca.

E’ bello vedere un tenore così giovane che forse non ha visto i filmati di Del Monaco in Norma, proprio quelli che ci hanno insegnato quanto sia importante una coscienza “fisica del suono” tramite l’ossatura e i muscoli che vanno dalle gambe in su.

Xabier Anduaga deve continuare a studiare e maturare il bel percorso che sta luminosamente tracciando.

A gala finito il pubblico ha applaudito chiedendo un bis che è stato concesso nel duetto “Parigi, o cara“, l’emozione ha preso il cuore ma il mio grido finale fu ” Rossini, Rossini!”

Pino De Stasio

 

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