Accorsa da Firenze dopo un trionfale concerto mozartiano al Maggio Musicale, Jessica Pratt è stata letteralmente proiettata, in una manciata d’ore e dopo un avventuroso viaggio in auto, sull’augusto palcoscenico del Teatro di San Carlo. Chiamata a sostituire l’indisposta Rosa Feola, per la Lucia di Lammermoore di Donizetti, colpita da un’improvvisa flogosi alle corde vocali, il soprano australiano ha compiuto un vero miracolo artistico in un teatro gremito in ogni ordine di posti, registrando un sold-out tale da costringere molti, il sottoscritto incluso, a ripiegare sui biglietti d’ascolto.
Già dall’attacco di “Regnava nel silenzio”, l’impressione è stata quella di un evento memorabile. La scena e cavatina di sortita, che sfocia nella meravigliosa “Quando rapito in estasi“, è stata un susseguirsi di intensa compenetrazione drammaturgica. La Pratt ha saputo irradiare, tra l’evocazione tragica dello spettro e la felicità sognante del ricordo di Edgardo, sentimenti antitetici dipinti su un velluto vocale adamantino. In questo passaggio, la cantante ha esibito il vero “credo” del Belcanto italiano: trilli, cadenze virtuosistiche, scale ascendenti e discendenti disegnate sonoramente con colori e nuance tali da lasciare il pubblico attonito per la tecnica prodigiosa.
Lucia è un personaggio titanico, che richiede un armamentario tecnico superlativo, e la Pratt ha sfidato le leggi del canto, mettendo in fila perfezione, controllo e un’interpretazione assoluta del personaggio. La sua voce si muove con naturalezza sul tessuto acuto e sovracuto (toccando i Mi bemolle e Fa naturale), senza mai trascurare la pienezza dei passaggi medi, evidenziata nel bellissimo duetto con Enrico.
Ma è nella celeberrima scena della pazzia che Jessica Pratt ha letteralmente sconvolto il pubblico. Ella è apparsa trasfigurata, mentre il coro lievitava attorno a questa oscura presenza. Nell’aria “Ardon gli incensi“, la scena ha preso la linea di un vero e proprio “canto psichiatrico“, fatto di sussurri, fiati raccolti (messe di voce magistrali) e virtuosismi di puro cristallo, accompagnati con la giusta atmosfera dalla glassarmonica.
Anche in questo frangente, la Pratt non si risparmia: la sua voce penetra nei pori di ogni singolo spettatore che, al termine della lunga cadenza, espressa con agilità e colorature funamboliche, sommerge la protagonista con grida di entusiasmo, ringraziandola per tanta bellezza sonora. Il bis, concesso dopo minuti di applausi scroscianti, sigilla una serata che compie l’ennesimo miracolo artistico. L’intero cast si sintonizza su questa nuova Lucia, un’interpretazione che illumina ogni interprete, rendendolo ancor più compiuto, al pari dell’eccellente orchestra diretta magnificamente da Francesco Lanzillotta e dello splendido coro, guidato da Fabrizio Cassi, capace di commuovere profondamente accanto alla tragedia della protagonista.
Applausi infiniti hanno salutato la recita del 21 marzo, con decine di chiamate a scena aperta e a fine spettacolo.
Un trionfo assoluto.
Pino De Stasio