Il Trovatore tra i fasti delle architetture napoletane del passato, Netrebko e Rachvelishvili stellari.

Ascoltare il Trovatore e non vederlo, questa è la maledizione di Azucena, purtroppo è il secondo anno che la  pandemia ci impedisce di gustare compiutamente una delle Opere più straordinarie che Giuseppe Verdi abbia scritto.

Scene e costumi assenti, precaria la recitazione e il pathos drammaturgico dei personaggi, costretti a fare le belle statuine sull’immenso palco di piazza del Plebiscito

Mi accompagna come sempre con il suo sorriso accogliente e la  preparazione da melomane incallito l’amico Guido Logiudice, memoria storica sancarliana, colui che mi ricorda sempre la bellezza delle voci degli anni che ci hanno lasciato, prima fra tutte la Caballè, Nostra Signora Partenopea, colei che adorava questa magnifica città e la sua cucina mediterranea.

Dico subito che ho assistito alla prova generale e mi ha convinto.

La direzione di Marco Armiliato già nell’introduzione ed il successivo coro ” All’erta, all’erta! ” ha saputo ricostruire in un ambiente architettonico vasto e microfonato i giusti equilibri sonori tra voci e strumenti, la tecnologia ovviamente fa la parte da leone laddove si è costretti ad agire in luoghi non deputati a tale mastodontico avvenimento melodrammatico.

Piazza del Plebiscito non è il Teatro grande di Pompei nè l’Arena di Verona, ed ecco che tutto diventa veramente  difficile.

Ma l’emozione prende subito, e i nostri cuori si riscaldano appena la meravigliosa Anna Netrebko intona la cavatina “Tacea la notte placida” , tutti nella grande piazza siamo stati rapiti da una interpretazione che non ha mai ceduto al compiacimento, ma che ha sublimato in un canto preziosissimo, uno dei momenti più intensi dello spettacolo.

Questa cantante ha il dono, dopo tanti anni di  luminosa carriera e ruoli più disparati, di possedere ancor oggi voce integra e tecnicamente perfetta, con inalterate mezze voci e pianissimo, incardinate in smalto brunito e lucente, senza avere difficoltà nel raggiungere sovracuti (do) e seguenti cadenze e abbellimenti tutti in grande stile verdiano.

Come non farsi prendere dal timor panico nell’ascoltare “D’amor sull’ali rosee”, e mi domando come è stato possibile scrivere un’aria così intensa e lunare? Anche qui il cuore piange, sospeso!

Azucena è parte scabrosa un mezzosoprano deve avere la consapevolezza che dovrà tirare fuori, anche nei recitativi che precedono le grandi scene, forza e carattere vocale, Anita Rachvelishvili segue un percorso sonoro di grande interesse, non dimentica la grande scuola italiana della Simionato e della Cossotto, ogni nota è al suo posto, come ogni declamato, e la tragica forza della canzone “Stride la vampa” raggiunge i corpi di noi spettatori, incollati sulle sedie, rapiti. La Rachvelishvili insieme alla bravissima Teresa Jervolino sono i due “mezzo” che più adoro.

Il cast della serata ovviamente era tra i migliori al mondo, il Maestro Luca Salsi da prova di un fraseggio irraggiungibile, ascoltatelo nel “Il balen del suo sorriso”.

Dio benedica questa voce italiana e la preservi per lunghissimi anni, ne abbiamo bisogno.

Nel Trovatore, tutti , ma proprio tutti, aspettano l’ascolto della celeberrima cabaletta ” Di quella pira” cantata questa volta da Yusif Eyvazov. Ho voluto omaggiare il bravo tenore nella ripresa del breve video che vedrete in fondo all’articolo. Eyvazov ha dalla parte sua voce drammaticamente a posto e piglio ritmico di gran classe, solo l’emozione della generale può talvolta modificare qualche acuto, ma la sua resa è stata eccellente ed è sicuramente insieme a tutto il cast , trionfatore della serata.

Voglio ricordare il bravissimo giovane  basso Andrea Mastroni, sentiremo parlare molto di lui ne sono convinto, ed ancora Vittoriana De Amicis, Gabriele Mangione.

Il Coro del Teatro di San Carlo diretto da Josè Luis Basso è tra i migliori in circolazione.

Che dire, aspetteremo questa meravigliosa edizione con costumi e scenografie nei luoghi deputati per la rappresentazione, sono certo che scopriremo un altro straordinario avvenimento.

Pino De Stasio

 

 

 

 

 

 

 

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Un commento su “Il Trovatore tra i fasti delle architetture napoletane del passato, Netrebko e Rachvelishvili stellari.”

  1. La recensione dell’ottimo Pino De Stasio è una ulteriore conferma della sua sensibilità artistica supportata da una esperienza e da una cultura ( nella fattispecie , musicale )che ci lasciano sempre più ammirati e stupiti ! Vi è poco da aggiungere a queste mie considerazioni.

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