Una serata con alti e bassi quella della prima de “La fille du régiment” al teatro di San Carlo. Una riscoperta, di questo capolavoro da Opéra-comique di Gaetano Donizetti su libretto di Jean-François Bayard e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, che mancava da oltre sessant’anni nel nostro Massimo, la coproduzione è con Bayerische Staatsoper.
Marie, neonata abbandonata su un campo di guerra e ritrovata da un reggimento di soldati ( molto bello l’inserimento visivo con l’introduzione musicale all’opera ), decidono di prendersene cura, come tanti padri di una enorme famiglia allargata, così Marie cresce con gli insegnamenti militareschi, mascolinizzando carattere e sensibilità e ne diviene la vivandiera.
Bella la storia che ha intrecci molteplici e vari piani di lettura, anche contemporanei, ma che Michieletto butta tutto in farsa e macchiette. Interessante la prefazione nel programma di sala di Mattia Palma ” Donna non si nasce, lo si diventa ” ( Simone de Beauvoir ), molto meno la nuova struttura drammaturgica dello stesso Palma.
E infatti il percorso per diventare donna, accanto all’uomo che ama, ha momenti burrascosi.
Michieletto inserisce, accanto ad un libretto di assoluto pregio ed equilibrio drammaturgico, note e piccoli monologhi narrati da Marisa Laurito (Duchesse Krakenthorp), purtroppo la bella fluidità musicale dello spettacolo viene frenata e risultano fastidiosi i vari “quadretti” da avanspettacolo che anticipano momenti e scene. Un sovraccarico di colori e gags che non giova al delicato equilibrio di questo capolavoro.
Il mélange di lingue, tra l’italiano/francese/napoletano che irrompe in scena, citando addirittura Eduardo con recitazione di stampo scarpettiano, è la parte meno felice dello spettacolo.
Così facendo si cristallizzano momenti e ritmi, impoverendo la struttura della storia che appare già compromessa da una regia che concede poco allo scavo lirico e sentimentale dei personaggi, entrambi schiacciati da convenzioni e provenienze.
Michieletto è regista geniale ma qui fa il verso a se stesso, regredendo sul piano visivo e quello creativo. Di grande qualità ovviamente il suo staff, ad iniziare dai magnifici costumi di Agostino Cavalca, stoffe e colori vibravano come la musica, così come le luci Alessandro Carletti e le sobrie scenografie di Paolo Fantin .
Marie decide che dovrà sposarsi con un militare ma tutto cambia quando incontra Tonio, un giovane e bel francese che le salva la vita da un alto precipizio e rimette in discussione la sua condizione sociale, che scopre, poi, essere di elevata aristocrazia.
Un tourbillon di eventi e sorprese sconcertanti, che vedono impegnata Pretty Yende, soprano blasonato di gran pregio, che mostra sicura presenza in scena ma altalenanti prestazioni vocali a cominciare dal rondò “Chacun le sait, chacun le dit”, non proprio a fuoco, ma che sorprende piacevolmente poi nella bellissima scena del secondo atto nell’aria e cabaletta “Par le range et par l’opulence …Salut à la France!”, qui la Yende mostra tutta la sua bravura nel canto di coloratura, con puntate radiose verso i sovracuti e i picchiettati, precisissimi e voluminosi.
Molto bravo il Tonio di Ruzil Gatin, tenore contraltino, di eccellente preparazione tecnica che avevamo già ascoltato e applaudito nell’Elisabetta regina d’ Inghilterra di Rossini a Palermo di qualche mese fa. Gatin interpreta magnificamente un personaggio che potrebbe apparire tonto e senza spessore, ma che invece manifesta pienamente sentimenti e amore verso l’amata Marie. Ed è proprio nei duetti amorosi che i protagonisti ci sono piaciuti “Quoi! vous m’aimez?”. Eccellenti!
La Marchesa de Berkenfield di Sonia Ganassi ci offre una interpretazione di gran classe e comicità, come nel terzetto con Sulpice e Marie “Le jour naissant dans le bocage“.
Bravissimo il Sulpice di Sergio Vitale, attore e cantante completo che riesce ad essere tenero e risoluto, guerriero e pacifista, amorevole e protettivo!
La direzione del giovanissimo Riccardo Bisatti è matura e convincente, anche se alcune sbavature emergono sopratutto per gli “attacchi” con gli artisti sul palcoscenico.
Il coro del San Carlo, in questo caso il comparto maschile, trova colori e ritmi giusti, ma tutti infine, diretti dall’esperto Maestro Cassi, offrono una prova molto bella e non facile, visto il protagonismo delle belle pagine ascoltate ed eseguite anche con spirito attoriale e mimico.
Giusto citare positivamente Hortensius Eugenio Di Lieto, un caporal Salvatore De Crescenzo,
un paysan Ivan Lualdi.
Applausi convinti con diverse chiamate per tutti gli artisti.
Pino De Stasio
( recita di domenica 18 maggio 2025 )