Beatrice di Tenda quando l’incompiuto belliniano è un capolavoro

Un vagito, un urlo e il sottoscritto nacque oltre sessant’anni fa, da allora Beatrice di Tenda, interpretata da Joan Sutherland non fu più rappresentata al Real Teatro di San Carlo.
Dobbiamo ringraziare il Sovrintendente Stéphane Lissner ( un uomo che visse due volte) se un’Opera così rara ha solcato le tavole del nostro Massimo, anche se in forma “asfittica” di concerto.
Dico subito che si sente un incedere non del tutto perfetto tra orchestra, coro e voci.
Poche prove immagino, poca coesione tra l’infinità di colori e l’agogica che lo spartito belliniano impone nel perfezionare, fino all’inverosimile, ogni singola nota, ogni aria, ogni concertato ogni intervento del coro.
Detto questo abbiamo assistito ad un vero e proprio capolavoro della “crisi” dell’ altissima scrittura compositiva di Bellini.
Quanta strabiliante bellezza sonora all’apparire di Beatrice con la cavatina e coro “Respiro io qui.. Ah! La pena in lor piombò “, vette himalayane del belcanto, dove l’elegiaco si fonde con la coloratura e le agilità, gruppi di note e sovracuti si incrociano fino al Mi naturale.
Jessica Pratt ci rivela una preparazione “monstre” con dei fiati e dei lagati magistralmente esibiti che sfidano polmoni, laringi, muscoli, corde vocali, diaframmi, insomma un’apoteosi dei sensi sonori dove l’orecchio umano gode della divinità di una voce che ha pochissimi eguali.
Commuove la Pratt nella costruzione tragico/sentimentale del personaggio, e nell’aria finale “Ah! se un’urna è a me concessa” si fa prendere da un’emozione cangiante e visibile, distribuendo al pubblico perle di sangue sonoro con un canto ( prima parte ) da manuale. Il Belcanto per la Pratt è studio e laboratorio continuo, noi che la udiamo da anni notiamo oramai una perfezione costante ma dinamica.
Sorprende nella serata lo stile e la grazia scolpita del tenore Matthew Polenzani ( Orombello), sempre rigorosamente attento allo sparito e fraseggiatore eccellente, meraviglioso e da brividi il suo “Angiol di pace all’anima” nel terzetto dell’atto secondo.
Altra sorpresa è Chiara Polese, che finalmente ascolto nella complessa interpretazione di Agnese che Bellini scrisse per mezzosoprano. La Polese mostra una grande capacità e duttilità nell’ampia tessitura del personaggio, precisa nell’emissione, intonatissima, lunga tenuta dei fiati e poderoso volume. La Polese è oramai una certezza del gruppo dei belcantisti che tanto ricerchiamo nei nostri teatri.
Il Filippo del polacco Andrzej Filonczyk, convince pienamente, egli è un baritono chiaro e acuto, con una facilità nel canto di agilità stupefacente, in taluni passaggi gigioneggia ma lo perdoniamo per la bravura che ci mostra soprattutto nel duetto con Beatrice ” Qui di ribelli sudditi”.
Insomma una serata da ricordare con la direzione di Giacomo Sagripanti che vorremmo rivedere con più prove e con una messa in scena finalmente compiuta.
Voglio ricordare anche i convincenti Anichino, Li Danyang e Rizzardo, Sun Tianxuefei ottimi allievi dell’accademia del Real Teatro San Carlo.

Pino De Stasio

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