AIDA

Ci avviciniamo alla storica Piazza del Plebiscito, consci che la serata è da prova generale e che qualcosa può andare storto. La luce del meriggio si sfuoca, facendo emergere, nella sua essenziale magnificenza, Palazzo Reale, sede di antichi vizi e virtù dei regnanti partenopei.

Osserviamo, insieme ai cari amici accompagnatori, lo spazio del palcoscenico, che somiglia ad un grande veliero ferroso, pronto a salpare per il mare del belcanto musicale.

Il fascino della serata prende forma umana, immediatamente, con il recitativo e la romanza “Celeste Aida” cantata da Jonas Kaufmann. Starei le ore a scrivere dei sentimenti e le sensazioni che ho provato. Questo tenore è l’antitesi di Radames, risplende di particolari psicologici e intimisti che non si erano mai uditi, riesce a “piegare” le note come pochissimi al volere del cesello della parola, offre una “messa di voce” perfetta da fare invidia ai tenori del passato. Un Radames innamorato di Aida, che non teme di rivelare i segreti della sua Patria, pur di possedere il Bene amato. Mariotti che si rivela ancora una volta Direttore di estrema sensibilità, da spazio e respiro al dipanarsi della vicenda e l’orchestra del Teatro di San Carlo brilla sotto la volta celeste.

Emozioni e sbigottimenti quando il coro prende possesso della scena, splendido e a tempo serrato in “Guerra! Guerra!” e misticamente trascendentale in “Immenso Fthà, del mondo”.

Mariotti riesce in un’impresa che mai abbiamo visto, creare una “comunità” musicale omogenea tra  i protagonisti, solisti, orchestra e  coro; un unicum prezioso e miracoloso, forse proprio per la non “messa in scena” dove il libretto esce ancor di più nella sua essenzialità lirica, e le dinamiche drammaturgiche sono scolpite in ogni palpito o invettiva che fosse.

L’Aida di Anna Pirozzi è sublime. Quanta convizione e forza in una delle parti più impervie del melodramma ottocentesco. Filati perfetti, note acute tenute magistralmente, duetti e concertati sempre su una linea di canto stilisticamente adeguata, mai un errore, una incertezza, anche quando uno sciagurato elicottero scuoteva la piazza con i rotori, vinti da una Pirozzi clamorosamente straniata.

Sorpresa della serata è l’Amneris di Anita Rachvelishvili, voce da mezzosoprano ma con punte contraltili da saturare la piazza. La sua è stata  un’interpretazione fatta di passione e forza, impossibile decifrare il caleidoscopio sonoro che la Rachvelishvili ci ha donato. Quanto la vorremmo sentire in  Rossini o Donizetti. Incantevole la scena con Aida “Fu la sorte dell’armi…”  e a seguire il duetto ” Amore, amore! Gaudio tormento”

Tutti i cantanti erano perfetti e in parte, a cominciare dal magnetico e vibrante  Amonasro di Claudio Sgura, Ramfis di Roberto Tagliavini, il Re d’Egitto di Fabrizio Beggi, e Gianluca Floris e Selene Zanetti.

Il Coro del Teatro di San Carlo è stato ben diretto da Gea Garatti Ansini.

Uno spettacolo di tale bellezza musicale poteva e doveva avere la possibilità di essere visto in tante piazza della città di Napoli, oggi i mezzi tecnologici non mancano.

Facebooktwitterlinkedintumblrmail

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.